L'Indicatore Unico di Democrazia: la Misura e Qualità che Mancavano



L'INDICATORE UNICO DI DEMOCRAZIA

Dalla sovranità dichiarata
alla sovranità esercitata


Spett.le Istituto,

Vi prego di accettare il mio saluto più cordiale. E lasciatemi gioire con tutti Voi, lì, per una presa di coscienza che, dopo lungo, tanto lavoro, sta finalmente per stravolgere positivamente l'intero Pianeta.


Una premessa.

Quando le chiavi della cultura sono detenute da una chiusa congrega di monopolizzatori, la verità viene metodicamente emarginata ed i fenomeni della vita finiscono per divenire incomprensibili. La confusione cresce piano piano fino a divenire devastante, perché mai si avanza ed evolve. Ad esempio: per determinare il grado d'una mai chiarita "democrazia" in un Paese, i professionisti, scienziati, ricercatori, giungono ad utilizzare diverse decine, se non centinaia, di indicatori. Tutti parimenti distaccati da ciò che in realtà è il principio essenziale della Democrazia. Al punto da non potersi mai cogliere il metodo per ottenerla.

Ma i fenomeni della vita, anche i più complessi, se ci si applica al genuino fine di comprenderli, una volta ricondottili ad un grado di elementare semplicità, tornano ad essere facilmente assimilabili. Così chi qui scrive, non appartenendo ad alcuna categoria o corporazione, da tempo ha potuto fare evolvere il pensiero. Ed a fronte dei complessi metodi usati da innumerevoli rinomate organizzazioni, per conoscere il livello di "democrazia" d'un Paese, ho individuato l'unico indicatore necessario ed infallibile: perché determina con precisione numerica la percentuale di Democrazia realizzata e ne stabilisce inconfutabilmente la qualità.


QUESTO INDICATORE È DATO ESATTAMENTE DAL FATTO
CHE UN RUOLO PUBBLICO, DECISIONALE O MANSIONALE,
VENGA O MENO PERIODICAMENTE RESTITUITO AL POPOLO.


Nello specifico caso del nostro Paese, ponendo si aggiri sui 3.500.000 il numero totale dei pubblici ruoli (numero che comprende tanto quelli concessi tramite assunzione quanto quelli per elezione, questi ultimi venendo, sì, regolarmente restituiti, ma quasi sempre per essere subito ripresi dagli stessi individui in un susseguirsi di cariche nazionali, europee, locali) si ottiene il livello di Democrazia in valore percentuale rispetto al valore pieno raggiungibile con la restituzione al Popolo Sovrano dei ruoli tutti della pubblica centralità. Così come vengono identificati con assoluta precisione quelli nei quali la Democrazia manca.

Quindi: in campo amministrativo e giudiziario, educativo e informativo, in ambito fiscale, nell'ambito dell'ordine pubblico e militare, repressivo e sanzionatorio, ma anche in campo sanitario, scientifico e statistico, e poi ambientale, edile, urbanistico e paesaggistico, nonché energetico etc. etc. pare non vi sia proprio traccia di Democrazia. Perché non vi è ancora un solo ruolo, un solo impiego pubblico, che sia periodicamente, ufficialmente restituito al Popolo Italiano, nella consapevolezza di questo imprenscindibile dovere democratico, con lo scopo si abbiano il necessario rinnovo del personale e la dovuta partecipazione.

Cosa non di poco conto: perché ognuno, a turno, deve poter comprendere cosa significhi subìre, da impotente persona comune, le regole dettate dal Parlamento e poi applicate dagli addetti alla Res Publica. Equità, parità, partecipazione, reciprocità ... sono parole che, finora offese in vario modo, ora acquistano senso. Non più schermate da una allodola trasparenza, le Istituzioni saranno alimentate da un vitale processo di osmosi. Il mondo intero si trasforma con questa presa di coscienza, sviluppata e diffusa per trent'anni. Da una sterile, vuota partecipazione pollitica, si passa ad una pervasione dei luoghi tutti della Repubblica.


La spietata verità è che, tanto gli assunti quanto gli eletti nella centralità, da sempre fanno di tutto per mantenere il Popolo incapace di comprendere la sostanza delle cose, così da mantenerlo sottomesso e vessarlo a piacere. Gli assunti a vita nell'ancora finto-pubblico impiego mantengono in vigore una confusionaria ed omissiva incultura retrograda e gli eletti indeboliscono il Popolo tramite una politica divisiva. Così che nessun suddito mai prenda coscienza della primaria necessità di susseguirsi, tra Cittadini, nei ruoli tutti, mansionali e decisionali, della Repubblica. Questa è tutt'ora dominio di figure (provenienti da ordinamenti di gran lunga pre-democratici) che monopolizzano l'intera cosa pubblica, senza mai restituirla al Popolo.

Bloccando la preziosa consapevolezza che non conta tanto chi governa quanto chi sta intorno a chi governa. Una cosa è subire governi che si proteggono con individui acriticamente silenti, fidelizzati con assunzioni a vita. Tutt'altra cosa è godere di governi che si circondano con cittadini attenti, preparati e proattivi.

Essì: tanto gli assunti a vita quanto gli ri-eletti di continuo, non sono di fatto i dipendenti del Popolo bensì gli illegittimi monarchi. La loro posizione stabile (che sbarra il passo ai contemporanei) configura un’infrazione primaria al diritto della proprietà pubblica: un bene comune non può essere concesso in uso esclusivo senza un termine prestabilito. La perenne occupazione dei ruoli pubblici deliberativi e funzionali sottrae quei beni alla disponibilità dei Cittadini coevi che, pur dotati di pari requisiti professionali, vedono annullato il proprio, più che legittimo, diritto di godimento e partecipazione alla vita pubblica.


Ecco dunque l'aurea sintesi che già da tempo fa il giro del mondo:

IL NUMERO DI RUOLI PUBBLICI, PERIODICAMENTE RESTITUITI
AL POPOLO, FORNISCE LA QUANTITÀ DI DEMOCRAZIA REALIZZATA.

L'IDENTIFICAZIONE DEI RUOLI PERIODICAMENTE RESTITUITI
AL POPOLO FORNISCE LA QUALITA' DELLA DEMOCRAZIA REALIZZATA.

Ed un semplice ma sostanziale Indice di Armonia (che misura la percentuale di persone che nell'arco medio di una vita umana ha avuto accesso alla Res Publica) ritorna tanto il flusso dei saperi che percorre la Società quanto la capacità di comprendersi reciprocamente tra individui e l'assenza di astii e conflitti interni. Ce n'è di lavoro che non è stato compiuto negli ultimi ottant'anni, che andava invece fatto perché occorreva.


Tempo fa (tra gli esperti che questo subdolo sistema tiranno ha lasciato divenire celebri, perché alcun pericolo rappresentavano per esso) si diceva che l'essenza della democrazia alla fin fine consiste nella possibilità di cambiare chi governa. Chiaramente nessuna celebrità l'ha mai detta tutta, se n'è guardata bene. Ogni vero saggio e persona per bene avrebbe dovuto dire che la Democrazia consiste nella possibilità di cambiare non solo chi decide e delibera ma anche, innanzitutto e soprattutto, chi amministra, chi educa, chi informa, chi cura, chi misura con le statistiche, chi riscuote le tasse, chi controlla, chi giudica, chi reprime, chi imprigiona, chi urbanizza, chi paesaggizza ... e così via, fino all'ultimo degli indebiti attuali padroni della Cosa Pubblica. Se anche uno solo tra gli esperti professionisti, durante gli ultimi otto decenni, avesse detto questo, se anche una sola laureata testa avesse compiuto questo passo, il mondo oggi sarebbe completamente diverso e meraviglioso. Non la continua tragedia creata dal professionismo.

Come avrebbero nuove guerre potuto scoppiare senza il permanere dei vecchi stati, monopolio della duplice tirannide degli assunti a vita e degli ri-eletti di continuo?! Il mondo sarebbe divenuto una meraviglia, se i Paesi avessero iniziato a godere di autentiche Repubbliche: centralità aperte, partecipate pro tempore da cittadini idonei. Scomparsi i vecchi stati chiusi, rigidi ed ottusi, che sopravvivono per via di continue menzogne ed omissioni, l'accordo avrebbe trionfato. Con vere Repubbliche, la pace non sarebbe stata una opzione bensì radicata struttura mentale. Sgretolati i blocchi di interessi, la fluidità avrebbe trionfato.


Conclusione.

La Sovranità (concetto antico, che comprende quello più moderno di proprietà) del Popolo non doveva rimanere idea astratta, scollegata dalla realtà delle cose. Un intento dichiarato sulle Carte rimasto irrealizzato. La Sovranità implica il libero accesso del Popolo a quella ricca comproprietà nazionale (fatta di codici, enti ed istituzioni, beni, proprietà e risorse, impieghi, poteri e redditi) che si chiama Repubblica. Democrazia è quella Società che permette il potenziale coinvolgimento di ognuno nella vita pubblica.

Per godere di una Repubblica, tanto l'ambito funzionale quanto quello decisionale vanno liberati da coloro che, approfittando di una generale situazione d'ignoranza, volutamente lasciata permanere, hanno di fatto bloccato l'evoluzione non solo del proprio ma di ogni Paese della Terra, impedendo l'emancipazione di ogni essere umano. C'era il movente, il mantenimento di uno status, c'era l'opportunità, l'essere su questo tutti concordi e possedere ogni potere, c'è stato il metodo: il mantenimento di un sapere arretrato senza mai far sì che evolvesse. Oggi, grazie all'improrogabile istituzione di Banche dei Pubblici Impieghi, gli incarichi delle centralità inizieranno ad essere acceduti pro tempore. Persone competenti, idonee, preparate, potranno fraternamente susseguirvisi, trasformandosi da retrogradi sudditi passivi in evoluti pro-attivi cittadini. E l'evoluzione del pensiero, dei comportamenti, degli intenti non troverà più una spessa muraglia a bloccarla.


Grato per il tempo e l'attenzione, Vi lascio col lieto invito a sviluppare e trasmettere a Vostra volta questa nuova direzione. Ciò che qui propongo è un tavolo internazionale per definire al più presto una metodologia condivisa dell’Indicatore Unico di Democrazia. Frequenti sono le occasioni in cui ci si incontra a parlare di "democrazia": quali migliori occasioni per compiere un primo decisivo passo, dichiarandolo? Democrazia e Repubblica sono parole pregne, con piena consistenza e precisione scientifica, e va chiarito.


Danilo D’Antonio, padre de
La Repubblica di Senso Compiuto
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Val Vibrata, Abruzzo, Italia
[email protected]
tel. (solo SMS) +39 339 5014947

Una esposizione per i Sintetici:
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per una pronta verifica computazionale


«Siamo stati tutti presi da piccoli e indottrinati da assunti a vita in impieghi che non sono mai stati resi pubblici! Come avremmo potuto immaginare tutto questo?! Come avremmo potuto saperlo?!». Questo, presto, sarà udito ripetere ovunque non solo in Italia ma in Europa ed oltre. Questa sarà la chiusura d'una triste epoca. E i tradizionali indicatori di "democrazia" verranno usati solo a riprova della bontà dell'Indicatore Unico.

Quest'ultimo indica esattamente dove nasce il problema.
I tradizionali indicatori rilevano soltanto gli effetti.

Non c'è Repubblica che possa rimanere indifferente all'impegno di chi ha inteso rimuovere gli ostacoli che, limitando l'eguaglianza delle persone, impediscono una effettiva partecipazione nei pubblici impieghi del proprio Paese, solo così stabilendosi il paritetico status di Socio da parte di ognuno ed una funzionalità istituzionale d'ordine superiore. Da trent'anni, ogni giorno, onoro l'Art. 3 della Costituzione d'Italia.


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Lettera Aperta ad ogni Autorità;
agli Intellettuali, Artisti e Cittadini;
alle Associazioni, alle Organizzazioni.

A chiunque in Europa, Africa ed Asia,
Americhe ed Oceania, nonché ai Poli.

Internet, 07/06/57 EarthCal.date

Si ringraziano i rinomati, sofisticati
architetti italiani del «superbonus»
e del https://DPR-380.hyperlinker.org
per avermi ulteriormente rafforzato
l'impegno per una vera Repubblica.



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